Verona, il Tar fa riaprire la moschea

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Una risposta

  1. abdelhafid ha detto:

    Moschea di Arcole, restituite le chiavi
    ARCOLE. Il segretario comunale riconsegna all’associazione Fraternità l’edificio dopo l’ordinanza del Consiglio di Stato. I musulmani lamentano danni all’arredamento e alla struttura del centro culturale di via Nuova rimasto chiuso per un anno
    10/05/2011

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    L’ingresso del centro di preghiera musulmano di via Nuova, riaperto dopo un anno FOTOSERVIZIO AMATO

    Arcole. Esattamente un anno dopo la confisca, il Comune ha riconsegnato ieri mattina alle 9.30 ai rappresentanti dell’associazione di promozione sociale Fraternità le chiavi del centro culturale di via Nuova, noto ad Arcole come la «moschea». A portare le chiavi sono stati il segretario comunale, Alberto Bignone, accompagnato dall’architetto Daniela Bravi, tecnico comunale, e da uno dei legali dell’ente.
    A riceverle l’avvocato dell’associazione arcolese, Mattia Cavaleri e cinque appartenenti a Fraternità. I quali hanno rilevato le condizioni di deterioramento dello stabile, che è stato chiuso per un anno. Le infiltrazioni d’acqua, dicono i rappresentanti dei musulmani, hanno causato l’umidità che ha rovinato gli arredi. «I condizionatori sono fuori uso, così come la fotocopiatrice e l’impianto di amplificazione del suono non funzionano più. Anche i tappeti e tutta la moquette deve essere sostituita e questi dovranno essere buttati, essendo pieni di muffa», mostrano i rappresentanti dell’associazione, tra i quali Abdellah El Kayla, del comitato sociale dell’associazione e Youssef El Achheb, organizzatore degli appuntamenti del sodalizio, «solo per sostituire tappeti e moquette avremmo una spesa di 4 mila euro».
    «Nel deposito per la colletta alimentare che facciano tra i nostri soci», spiega il responsabile del comitato sociale, El Kayla, «sono rimasti solo i flaconi di detersivo, ma dentro avevamo lasciato almeno 500 euro di spesa, tra pasta, riso, zucchero, latte e caffè. Non c’è più niente a parte il detersivo. Ci avevano avvertito di portare via la merce, ma non siamo più potuti entrare dopo la chiusura e la sostituzione delle serrature».
    Nel centro vengono raccolte le richieste da parte dei musulmani aderenti, che possono avere problemi di lavoro o di altro tipo. A loro viene dato un sostegno materiale, spirituale e anche umano. «Ad esempio, funziona una sorta di mediatore familiare al nostro interno per chi ha problemi di coppia», sottolinea El Achheb, «si tratta di famiglie di Arcole che lavorano nei paraggi, o residenti nei paesi vicini, come San Bonifacio e Ronco. Da 16 anni l’associazione funziona così».
    «Un anno e mezzo fa il Comune ha sospeso anche l’erogazione di gas e acqua e adesso siamo senza acqua corrente per fare le pulizie: ci tocca portarla nelle taniche», aggiunge El Achheb. «Ora dovremmo andare da Acque Veronesi e dalla Gritti Gas e spendere soldi per riaprire i contratti: che ci vada il Comune, dato che ha sospeso lui i servizi», lamenta l’esponente del gruppo.
    L’associazione Fraternità ha presentato più di un anno fa il progetto di sanatoria dell’immobile, sul quale il Comune si è espresso contro. «Ma anche sulla sanatoria il Comune deve esprimersi nuovamente, dato che l’ordinanza del Consiglio di Stato ha di fatto sospeso l’efficacia anche di quel provvedimento», spiega l’avvocato Cavaleri.
    Lo stabile, che prima di passare all’associazione Fraternità era utilizzato come magazzino, si è appurato che in origine era un teatro. I musulmani confermano che i servizi igienici e una porta chiusa e trasformata in finestra e che dava sul cortile della proprietà vicina erano già così quando loro hanno comprato l’ex teatro, nel quale ora non possono riunirsi senza l’autorizzazione del Comune.
    Queste alcune delle cose contestate nell’ordinanza dal sindaco Giovanna Negro, «ordinanza sulla quale siamo in attesa che si esprima il Presidente della Repubblica, essendo stato avviato per questo provvedimento il ricorso straordinario, oltre all’appello al Consiglio di Stato», aggiunge l’avvocato Cavaleri, «che avrà comunque tempi lunghi».
    Zeno Martini

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