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Europa chiede inchiesta su naufraghi eritrei

ueparl.jpgFonte: www.misna.it
Italia e Malta devono condurre un’inchiesta “seria e approfondita” per accertare le rispettive responsabilità sulla vicenda del gommone ritrovato a largo di Lampedusa con cinque eritrei a bordo, i quali hanno raccontato della morte in mare di decine di loro compagni: lo ha chiesto il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Thomas Hammarberg, in due lettere inviate oggi ai governi di Roma e La Valletta, che da giorni si rimbalzano responsabilità e accuse sulla vicenda. Sulla vicenda degli eritrei oggi è tornato anche il vescovo di Vicenza, monsignor Cesare Nosiglia, il quale in un’intervista a Radio Vaticana ha detto: “Sono fatti di una gravità assoluta, che inquietano non solo la coscienza ma la vita di ogni cristiano, di ogni uomo. Non si può restare assolutamente inermi e non si può non dire niente. Insomma, ci si sente feriti (…) Vedere persone che muoiono, è una tragedia che non può – ripeto – lasciare assolutamente la coscienza tranquilla”. Sulle polemiche politiche dei giorni scorsi, il vescovo ha aggiunto: “la Chiesa non può e non deve tacere, però non può essere neanche strumentalizzata da nessuno. Tutti dobbiamo sentirci coinvolti e responsabili, a cominciare anche da noi Chiesa, dalle forze di governo, dalle forze di opposizione: ne va di mezzo la civiltà europea, la civiltà – io, direi, addirittura – della nostra Patria che è stata poi resa dal cristianesimo un grande faro di civiltà per tutto il mondo (…) Non possiamo più accettare queste tragedie in un mare, quello Mediterraneo, che è per noi sempre stato e dev’essere, un mare di pace”. Intanto, secondo l’agenzia di stampa ‘Ansa’, ad Agrigento tTre avvocati hanno sollevato davanti al locale giudice di pace la questione di legittimità costituzionale del nuovo reato di immigrazione clandestina previsto dal controverso e contestato ‘pacchetto sicurezza’. I difensori di 21 migranti (sbarcati nei giorni scorsi a Lampedusa e che attualmente si trovano nei centri di Trapani e Caltanissetta) accusati di immigrazione clandestina hanno contestato formalmente la nuova norma che introduce un reato che lederebbe i principi fondamentali dell’uomo, “non solo come cittadino ma nella sua essenza, perchè punisce non tanto un fatto di reato ma una condizione”. Il giudice di pace si è riservato di decidere, aggiornando il processo al prossimo 22 settembre.

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