Caro Gramellini, tu non sei mio fratello

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Una risposta

  1. Immigrato a Torino ha detto:

    Gentile Sabika,

    mi sono imbattuto per caso nella sua reazione all’articolo di Gramellini. L’ho letto anch’io e a differenza sua, non lo trovo per niente sbagliato.

    A lei e a tanti altri come lei, musulmani per origini di famiglia, nati e/o cresciuti in Italia e in Europa, fa onore il coraggio e la determinazione con la quale, – come scrive, – vi siete opposti alle manifestazioni violente dell’islam radicale.

    Deve pero’, per onesta’ intellettuale, ammettere che e’ molto, troppo, numerosa quella parte della comunita’ musulmana, composta da persone di etnie diverse, che mostra scarsa partecipazione alla vita sociale e culturale dei territori dove risiede, dando cosi’ la netta impressione di essere quantmeno ‘disinteressata’ alle vicende di cui stiamo scrivendo.

    Gramellini, da quello che ho capito io, si rivolge proprio a questi. Chiede loro, in questi momenti di crisi e paura, di fare lo sforzo necessario per creare ‘terra bruciata’ intorno ai terroristi. Il paragone col periodo delle BR e’ perfetto!

    Mi e’ dispiaciuto inoltre leggere nel suo commento quelle parole sull’Italia. Le trovo brutte e ingenerose.

    Questo non sara’ un Paese perfetto ma pur nella sua imperfezione ci ha saputi accogliere bene, molto meglio che altrove’, dando a milioni di noi una seconda opportunita’ di farci una vita in linea con le nostre aspettative e capacita’. E’ vero che molto di quello che noi siamo e’ frutto del nostro stesso, duro lavoro, ma le voglio ricordare che, purtroppo, sono decine di milioni le persone nel mondo che pur lavorando duramente, proprio a causa del contesto territoriale dove vivono, non raccolgono i frutti che meriterebbero i loro sforzi.

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