Il racconto di un occupante dell’ex villaggio olimpico: Torino

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2 Risposte

  1. paola mariani ha detto:

    E’ un momento di gioia e di speranza quello dello “sgombero” del MOI.
    Continuiamo a sperare che sempre più persone si mettano al servizio di questi nostri fratelli nei modi più diversi e consoni a ciascuno; che la fantasia si sbrigli in tutti i campi e dia risposte sempre nuove e adatte ai tempi ed alle situazioni reali; che non venga mai a mancare la fiducia nel Signore che tutto può e tutto opera attraverso noi uomini.

  2. sara ha detto:

    Sono un’operatrice di una piccola struttura che lavora bene, ma ci hanno chiesto la disponibilità ad ospitare una coppia proveniente dai garage del Moi. Lui clandestino (rigettato), lei in attesa di ricorso, proveniente da Bologna. Gli hanno fatto un documento che scade tra sei mesi. Non ci dicono chi pagherà né a cosa hanno diritto questi poveracci. Non si sa se devo iscriverli a scuola, non si sa chi pagherà per il vitto e l’alloggio, non abbiamo risposte certe da nessuno. Non so neppure se hanno diritto ad essere iscritti al servizio sanitario, e la Asl mi fa già grandi difficoltà per i richiendenti asilo, figurarsi questi due poveracci. Non si sa se potranno rifare la commissione un’altra volta oppure se dovremo buttarli in strada tra sei mesi. Non si fanno le cose così. E’ bello dire li abbiamo strappati da situazioni infernali. Ma tra sei mesi, se non gli si dà l’assistenza di cui hanno bisogno, tornernanno da dove sono venuti, da rifugi di fortuna che dire schifosi è dire poco. Cosa state facendo, ci pensate al loro futuro? Non era una situazione corretta quella dei garage, ma se il governo di questa città, insieme alla diocesi, ha intenzione di lavorare così, allora non abbiamo risolto proprio niente di niente.

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