Lampedusa orfana di sbarchi
Scritto da Redazione il 19 November 2009 in Notizie e appuntamenti
Fonte:www.lastampa.it
Chiude Medici senza frontiere: in un anno le persone da salvare sono passate da 21 mila a 160
di LAURA ANELLO
LAMPEDUSA: La porta della casa di «Medici senza frontiere» è chiusa da ieri. Lisa, l’infermiera, e Asehid, il mediatore culturale, sono stati gli ultimi a partire. Non ci sono più i volontari in camice bianco sul molo degli arrivi, dove per sette anni hanno accolto immigrati magri come scheletri, donne ustionate dal sole, bambini con gli occhi sbarrati dalla paura. Decisione inevitabile, quella di lasciare Lampedusa, spiegano dall’organizzazione umanitaria Nobel per la Pace. Nel 2008, tra maggio e ottobre, sono sbarcati in 21 mila. Quest’anno, nello stesso periodo, medo di duecento. Qui dove c’erano soltanto pianti e sirene, adesso si sentono le onde.
L’introduzione del reato di clandestinità, i respingimenti in mare hanno cancellato Lampedusa dalle mete dei trafficanti di uomini. Inutile allora restare a guardare il mare, a chiedersi dove saranno adesso i disperati che un tempo arrivavano qui a cercare speranza e futuro. «Adesso – dice Antonio Virgilio, capomissione per Italia e Malta – la loro salute e le loro vite sono ancora più a rischio». Si respira aria di smobilitazione, qui a Lampedusa. Chiuso, dopo la rivolta dei clandestini nel maggio scorso, il centro di prima accoglienza di contrada Imbriacola diventato all’inizio di quest’anno Centro di identificazione e di espulsione. Vuota anche l’ex base militare Loran di Capo Ponente, che per tutti è l’Albero del Sole, il posto più alto dell’isola. Ha ospitato un centinaio di donne del Corno d’Africa, le disperate che attraversano il deserto, subiscono stupri e violenze prima di imbarcarsi. E alla fine era rimasta una sola donna, una marocchina, rimpatriata a marzo.
Entro la fine dell’anno i centri chiuderanno diventeranno ideali Ellis Island siciliane, luoghi che custodiscono la memoria di passaggi, di controlli, di storie. Un progetto che l’assessore alla Cultura Arnoldo Mosca Mondadori, l’editore da pochi mesi in giunta, coltiva sul serio, convinto che il centro di contrada Imbriacola debba essere riconvertito in museo. Destino paradossale, per chi nell’isola ha considerato i clandestini nemici del turismo. «Abbiamo fatto la nostra parte – dice il sindaco Dino De Rubeis – appena tornato in sella dopo l’arresto per una vicenda di tangenti – e siamo stati accoglienti. Ma adesso è tempo che Lampedusa torni alla sua del turismo. Non è un caso che quest’anno, senza sbarchi quotidiani, abbiamo avuto diecimila visitatori in più». Ma gli immigrati portavano con sé un indotto destinato a sparire.
A spasso i trenta operatori dalla cooperativa «Lampedusa Accoglienza», l’ultima ad aggiudicarsi la gara bandita dal ministero degli Interni per la gestione dei centri. E con loro gli altri cinquanta con contratti saltuari, chiamati con gli sbarchi. «E questo è solo l’inizio – sussurrano in piazza – poi ci sarà meno benzina da distribuire, niente più generi alimentari da vendere, e appartamenti da affittare in bassa stagione». Non è più tempo di slogan, qui. Angela Maraventano, la pasionaria che voleva Lampedusa in provincia di Brescia, adesso siede sui banchi della Lega in Senato. Le manifestazioni di piazza sono lontane. Resta la paura paradossale che – senza le emergenze – nessuno si occupi del lembo più meridionale d’Italia tranne che quando sarà tempo di vacanze, di gite in barca, di bagni nell’acqua cristallina dell’Isola dei Conigli. «Gli immigrati non sono più qui – dicono – ma oltre il mare, lontano dai riflettori. E ancora più soli».



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