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Più giovani le mamme straniere

dscn0089.JPGlogo_m_torino.gifPiù aborti che parti tra le straniere dell’Europa unita e le donne sudamericane. Le prime sono soprattutto studentesse con gravidanze accidentali. Le seconde spesso vengono abbandonate dai compagni. Tasso di natalità doppio per marocchine e cinesi. I dati del Sant’Anna al congresso della Federazione di Ostetricia
di Ottavia Giustetti

Più aborti che parti. Nel 2008 le donne immigrate che si sono rivolte al Sant’Anna lo hanno fatto più per interrompere gravidanze già in corso che per far nascere i propri bambini. In particolare le donne dal centro e sud America e dal resto dell’Europa, esclusi i Paesi dell’est. Donne culturalmente molto diverse, in Italia per ragioni differenti ma accomunate dalla stessa esigenza clinica. Molto probabilmente anche le ragioni di questa richiesta sono opposte, ma su questo si possono fare solo ipotesi. Sono piccoli numeri ma che possono dare il senso di un fenomeno: nel 2008 si sono recate all’ospedale 211 donne del centro e sud America per partorire e 248 di uguale provenienza per interrompere invece la gravidanza; dagli Stati Ue 189 donne hanno dato alla luce un figlio al Sant’Anna mentre 142, quindi poco meno, vi hanno abortito. Le prime, soprattutto peruviane, restano incinte molto giovani e spesso vengono abbandonate dai padri dei bambini che portano in grembo. Sono qui per lavorare e raramente hanno un compagno, poche infine utilizzano strumenti per il controllo delle nascite. Al contrario, le donne europee sono principalmente giovani studentesse che restano incinte accidentalmente e non hanno mezzi né la volontà di portare avanti le gravidanze. È quanto è emerso ieri nel secondo congresso della Federazione italiana di Ostetricia e Ginecologia dal titolo «Come integrare umanizzazione e tecnologie» che portava l’esempio del Sant’Anna come emblematico, visto che si tratta dell’ospedale con il maggior numero di parti e aborti in Europa.

Dai dati emerge un tasso di natalità molto più elevato per le donne straniere rispetto a quelle italiane: una media di 1,7 rispetto all’1,2 nazionale, con tassi particolarmente elevati per le donne provenienti dal Marocco (2,9) e dalla Cina (2,3). L’età materna al primo parto è generalmente più bassa di tre anni rispetto a quella delle donne italiane (28 rispetto a 31). Ma come risultano carenti le misure preventive della gravidanza è anche evidente che le donne immigrate si rivolgono tardi alle strutture sanitarie quando sono incinte e avviano molto tardi i controlli di routine. Alcune conseguenze di questa mancanza di assistenza possono essere trascurabili, altre invece molto gravi. Per questo sono in forte aumento patologie legate a gravidanza e malnutrizione come l’anemia mentre si verificano più spesso parti pretermine, nascono bimbi sottopeso e cresce il tasso di mortalità infantile.

Tra le gravide immigrate inoltre ricompaiono alcuni tipi di patologie della gravidanza, ormai quasi completamente debellate nella nostra società, malattie infettive come la tubercolosi e le malattie sessualmente trasmissibili. Esistono poi patologie frequenti in determinate aree geografiche come l’epatite C tra le donne romene e il diabete gestazionale tra le donne dell’Africa nord-occidentale legato a un consumo di cibi troppo ricchi di carboidrati. Accorciare le distanze, agevolare i rapporti commerciali e socio-culturali, avere un doppio punto di riferimento. A Torino, in corso Svizzera 30, sono appena stati inaugurati il consolato onorario del Mozambico e l’associazione Piemonte-Africa, guidati da Guido Massucco e Ernesto Vellano. Info 011/4345590.

Saranno 400 gli imprenditori stranieri in Piemonte che seguiranno «Fare impresa», la scuola per destreggiarsi tra le incombenze burocratiche, attivata da Agenzia delle Entrate, Inps e Camera di commercio. Gli imprenditori stranieri sono circa 45 mila in Piemonte, oltre 28 mila a Torino. Dal 2000 al 2008, la presenza imprenditoriale straniera in provincia è cresciuta del 137,5 per cento.

Fratellanze e alleanze spesso passano attraverso legami di sangue nelle comunità tribali. Così l’Associazione dei Senegalesi a Torino ha deciso di trovarsi domenica dalle 8 alle 20 in piazza Maria Ausiliatrice per donare il sangue all’emoteca Avis, ma anche degustare prodotti tipici. Medici e infermieri appartengono al gruppo Rainbow for Africa.

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