Succede a due passi da noi, non può non riguardarci. Non può non interpellarci. Da anni l’area del Saluzzese vive una situazione che non può più essere definita emergenza, perché ormai strutturale e ricorrente: l’arrivo – necessario – di centinaia, migliaia di migranti che giungono nelle terre della frutta con la speranza di un lavoro e di un contratto in un comparto che anche grazie a loro è cresciuto. L’accoglienza di questi lavoratori, per coloro che non hanno trovato altra sistemazione, è stata gestita e portata avanti anche grazie al lavoro incessante di associazioni, Caritas, enti. Nell’anno del Covid-19, la situazione è diventata ancor più drammatica, di difficile gestione e non è più sufficiente l’azione delle persone di “buona volontà”. Occorre un intervento strutturato e strutturale. E occorre intervenire subito. Non siamo certo noi a dover dare la soluzione, ma riprendendo l’appello della Caritas di Saluzzo “Per una stagione di dignità”, anche da queste colonne poniamo l’accento sulle parole dignità e umanità. Se dopo la “livella” del Coronavirus ancora non siamo in grado di guardare a chi abbiamo di fronte al di là della provenienza, del colore della pelle e dell’estrazione sociale, probabilmente non abbiamo capito nulla e a nulla è servito tutto ciò che abbiamo vissuto in questi mesi. Se continuiamo a vedere la forza lavoro come un qualcosa che ha la stessa dignità di una macchina agricola, o forse anche meno, allora abbiamo perduto la nostra umanità. Se invece oltre alle “braccia” dei braccianti vediamo anche la persona, se prima di tutto vediamo la persona, allora non possiamo rimanere indifferenti.
(*) direttore “La Fedeltà” (Fossano)

Fonte: www.agensir.it