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Sui media “una tregua” contro gli stereotipi sui romeni

Fonte: www.redattoresociale.it
Intervista alla giornalista Gabriela Petelescu, che vive a Napoli dal 2002: “Volontà di alcuni politici italiani di mostrare ai propri elettori gli esiti positivi delle ultime leggi sull’immigrazione”

BOLOGNA – Gabriela Petelescu, 36 anni, è una giornalista di origine romena che vive a Napoli dal 2002. Lavora per il settimanale Internazionale ed è corrispondente della Radio nazionale romena. Parla di una tregua, di una tregua mediatica che sta interessando i media italiani: “Speriamo che duri, ma temo che presto basterà un nuovo fatto di cronaca nera per fare ripartire la caccia al romeno”. Gabriela Petelescu è una delle relatrici dell’incontro che si terrà giovedì 29 luglio a Bologna (ore 17, vicolo Bolognetti 2) promosso dall’associazione interculturale bolognese “Turisti non a caso” dal titolo  La dinamica degli sguardi” convegno/ cantiere tra Romania e Italia.

Petelescu, in Italia spesso lo straniero sui media fa rima con criminale: lei invece parla di tregua mediatica. Cosa intende?
Non mi piacciono le generalizzazioni, ogni giornale risponde al colore politico di appartenenza e dunque mi riferisco solo a un certo tipo di stampa che spesso usa le notizie di cronaca nera per creare lo stereotipo del romeno-delinquente, influenzando così il sentire comune. Tuttavia oggi  noto una sorta di tregua mediatica con una forte diminuzione di notizie di questo tipo e, tra le motivazioni possibili, rintraccio anche la volontà di alcuni politici italiani di mostrare ai propri elettori gli esiti positivi delle ultime leggi sull’immigrazione. Ma io temo che sia solo una tregua provvisoria e che al momento opportuno, se necessario, verrà utilizzato un  evento sporadico di cronaca per ricominciare con la campagna dei media contro lo straniero. Spero di sbagliarmi.

Cosa pensa delle leggi italiane sull’immigrazione?
La politica stenta a considerare lo straniero come una risorsa, dunque un vantaggio per tutti, ma continua a identificarlo solo come un problema. Invece sono tanti i casi in cui, Rosarno è emblematico a riguardo, gli immigrati hanno svolto lavori che altrimenti nessuno avrebbe fatto. Solo quando cambierà la percezione all’interno del mondo politico, solo allora sarà possibile avere leggi che rispetteranno pienamente la dignità dell’immigrato come cittadino onesto e lavoratore.

Lei vede nell’omicidio di Giovanna Reggiani a Roma, era il 2007, il punto di partenza della campagna criminalizzante la comunità rumena. In che senso?
Considero l’omicidio di Giovanna Reggiani alla fine del 2007 lo spartiacque della percezione del popolo romeno per la stampa italiana: da allora si è iniziato a caricare di stereotipi e preconcetti dispregiativi,  spesso infondati, i miei connazionali danneggiando chi è giunto in Italia per lavorare seriamente. Sono iniziati a comparire sui giornali  titoli come “Romeno ubriaco: denunciato”, “Polizia scopre banda di hacker romeni” che andavano ad aumentare la diffidenza degli italiani verso lo straniero. Riconosco come tra gli immigrati ci sia chi delinque, ma spesso si cade in banali generalizzazioni.

Perché i romeni scelgono l’Italia?
Secondo i dati forniti nel mese di giugno scorso dalla Caritas, in Italia attualmente vivono un milione e 165 mila romeni, e la maggior parte sono partiti dalla Romania per scappare dalla crisi economica che negli ultimi tre anni ha messo il paese in ginocchio. Quasi tutti scelgono l’Italia perchè viene considerata molto simile per cultura, lingua e religione al paese di provenienza, infatti il 60% della popolazione rumena si ritiene soddisfatta di vivere in Italia e non ha intenzione di tornare nel paese d’origine.

Da giornalista, quando è arrivata nel 2002  in Italia, è stato difficile inserirsi nel mondo del lavoro?
Sono arrivata in Italia non per necessità o disperazione, come spesso accade ai miei connazionali,  ma dopo una scelta ragionata, presa insieme a mio marito. L’essere sposata con un uomo italiano e il possedere un incarico da caporedattore di una radio romena ha agevolato tantissimo sia il consueto iter burocratico per regolarizzarmi come cittadina italiana ma anche per integrarmi nel tessuto sociale, senza subire mai nessun tipo di discriminazioni. (angela scavello)

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